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Milioni di persone visitano l'India ogni anno, attratte dalla magia di questi posti o semplicemente per curiosità, o forse per il tanto parlare che se ne è fatto durante gli ultimi 30 anni. Si ha l'idea che l'India sia la cura ai mali della nostra società, che la siano tutti filosofi pronti a darti una spiegazione o un senso alla tua vita. Dai tempi dei Beatles poi ci è sempre arrivata l'immagine ormai sbiadita dell'era hippy, delle feste in spiaggia interminabili, di questi europei e non che partivano alla ricerca di non si sa che cosa.... E così siamo cresciuti con un India fatta di immagini, di luoghi comuni, di gente "sballata" che si andava a perdere nelle montagne più alte del mondo, di guru fluttuanti, di giungle popolate da tigri feroci, e poi lo sfarzo dei Marajà, l'impero coloniale Inglese, le sue famose ferrovie, i lebbrosi, le città miserabili. E ci siamo chiesti, sarà tutto vero...ancora, nel 2008. E perchè tante persone tornano tutti gli anni in India, per passarci diversi mesi all'anno?Beh dopo 3 mesi passati nell'India del sud non abbiamo una risposta, forse è sempre la stessa curiosità che ti spinge la prima volta e che non si appaga facilmente con una sola visita, tante sono le cose da vedere e da capire. O forse più realisticamente, perchè è uno dei posti più economici al mondo dove noi occidentali possiamo "svernare". O forse più semplicemente per scrollarsi di dosso il peso opprimente della nostra società, del lavora produci e consuma. Basti pensare che in India coloro che rifiutano tutto, lavoro, famiglia, soldi, benessere sono elogiati, venerati e i famosi sadhu che girano il paese a piedi ricevono elemosina, cibo, alloggio. Da noi si chiamano "barboni" e sono visti con disprezzo e pena. In genere si ha l'impressione di una vita più a misura d'uomo, e anche nelle città più mostruose come Bombay e Madras, nel caos più apocalittico e nella sporcizia più cronica ci sono gesti e situazioni che ti fanno sorridere, che non fanno pensare alla tristezza delle nostre metropoli. Soprattutto alla solitudine, che qua non esiste. Una nube di calma sembra avvolgere ogni cosa, ma non è la pacatezza un po' svogliata dei popoli del centroamerica, e più una sensazione di passività di fronte ai problemi quotidiani, come se poi alla fine fosse tutto finto. In sostanza, lo stress, quello psicologico, non esiste. E al ritorno si conserva un po' di questa sensazione, e di fronte ai soliti dibattiti sulla politica, sui problemi quotidiani si rimane in disparte come guardando tutto da lontano. Effettivamente cosa cambia a me nella vita di tutti i giorni, se va su la destra o la sinistra? Niente, però si passa un sacco di tempo a parlarne, a litigare, a fare dibattiti inutili, evitando il nocciolo del problema reale, che è l'ignoranza generale nella quale SCEGLIAMO di vivere. In India si può andare per tanti motivi, per l'arte , per la musica, la filosofia, la natura, per la sua gente , i colori, gli ashram, le spiagge, per la religione, per aiutare gli altri, per aiutare se stessi. Noi ci siamo andati per la curiosità di scoprire tutto ciò, per cercare di capire qualcosa di questo immenso paese, rinominato il subcontinente indiano, e in più per scoprire l'arte culinaria che da anni incuriosiva i nostri palati. La cucina è sempre uno dei modi migliori per scoprire la cultura di un paese, per entrare in contatto coi suoi abitanti (basta pensare alle nostre tavolate italiane ad ogni ricorrenza festiva e non), per capirne usi e costumi e quindi ci siamo lanciati alla scoperta dell'immenso panorama culinario del paese Da bravi appassionati di cucina del "mondo" conoscevamo già la cucina indiana, e questo viaggio è servito a farci apprezzare ancora di più i suoi squisiti piatti Gallerie di foto
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